E tu che genitore sei? 6 stili di interazione con i bambini (non sempre corretti)

Cosa sono gli stili di interazione, quali sono e quale è meglio adottare per sostenere ogni giorno il bambino nello sviluppo delle sue abilità.

Gli stili di interazione rappresentano il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri, a livello verbale, non verbale e comportamentale.

Durante la giornata sperimentiamo tutti, molto spesso, differenti stili di interazione che dipendono da tante variabili: da chi abbiamo davanti, dal luogo in cui ci troviamo, dalla situazione, ecc.

Nel rapporto genitore – bambino lo stile di interazione ha un impatto fortissimo sul piano verbale ed emotivo e, in molte occasioni, la scelta di utilizzare un atteggiamento di un tipo piuttosto che di un altro, può determinare la riuscita o il fallimento delle nostre intenzioni.

Siamo spesso inconsapevoli dello stile di interazione che adottiamo

e questo ci porta a reiterare lo stesso modo di comportarci senza magari ottenere l’effetto sperato o, ancora peggio, accumulando una serie di abitudini poco funzionali con il nostro bambino.

NB: Gli stili che prenderemo in considerazione non sono sbagliati in assoluto, poiché ciascuno può essere necessario in situazioni specifiche; si crea un’interazione disfunzionale quando uno di questi prevale sugli altri, e diventa lo stile utilizzato quotidianamente.

Vediamo quindi insieme i possibili stili di interazione di un genitore, e capiamo quale di questi è il più sano per supportare lo sviluppo e la crescita del nostro piccolo.

1 – Direttivo

Guarda come si fa, fai come me / Dai facciamo un gioco insieme! No, non prendere quello, adesso, a mamma, giochiamo con questo  / No, non così. Devi fare in questo modo / Non si dice così: senti come lo dico io? Ripeti bene

E’ lo stile tipico del genitore che dice continuamente al bambino cosa fare o non fare e come farlo, senza lasciare spazio all’iniziativa personale, al tentativo e alla sperimentazione.

Può andare bene in alcuni momenti: se, ad esempio, il bambino si sta mettendo in una situazione di pericolo è fondamentale essere direttivi e richiamarlo in maniera rapida e perentoria.

Ma se diventa lo stile di interazione preferenziale inibisce il bambino nel suo prendere l’iniziativa e nel mettersi alla prova: con questo atteggiamento, implicitamente, trasmettiamo il messaggio “come fai tu è sbagliato, non va bene. Devi fare così”, con il rischio di abbassare la sua autostima, rendere “pesante” un momento di gioco, innervosirlo e, probabilmente, perdere la sua attenzione e la sua motivazione.

2 – Tester

E’ lo stile del genitore che mette continuamente alla prova il bambino:

Come fa la gallina? E il cane? / Dai, fai vedere a zio come batti le manine / Come si chiama questo? / Come si dice? / Fai sentire a nonna come si chiama il gatto? / Dai, fammi vedere come si fa

Questo atteggiamento è spesso presente in famiglia quando un bambino ha un ritardo o un disturbo di linguaggio. Sia perché si crede che stimolare bambino con richieste specifiche possa in qualche modo favorire il suo apprendimento, sia perché noi adulti abbiamo bisogno di vedere che riesce.

Questo stile risulta, tuttavia, disfunzionale:

  • sul piano emotivo inibisce il bambino, che si sente continuamente sotto valutazione, e lo porta ad alti livelli di frustrazione (soprattutto se lo incalziamo laddove non riesce)
  • sul piano dell’apprendimento abitua il bambino ad essere un esecutore di performance, non necessariamente a capirne lo scopo e la funzione

3 – Intrattenitore

Quando il troppo stroppia: in questo stile di interazione c’è chi fa (genitore) e chi osserva (bambino).

A volte, anche senza rendercene conto, crediamo che il modo migliore per stimolare un bambino sia dargli quante più informazioni possibili: allora parliamo troppo, siamo noi ad organizzare e dirigere il gioco, diamo decine di stimoli al minuto,…

E’ assolutamente corretto porsi in modo da essere un modello da imitare, ma per questo dobbiamo dare modo al bambino di inserirsi:

facciamo delle pause frequenti e dei silenzi che diano spazio al bambino

per elaborare le informazioni, per provare ad imitarci, per prendere l’iniziativa: per un corretto apprendimento, oltre che osservare, bisogna poi sperimentare.

Se questo atteggiamento risulta predominante, rischiamo di rendere il bambino solo uno spettatore passivo del tempo che gli dedichiamo.

4 – Aiutante

E’ lo stile di quel genitore che in troppe occasioni si sostituisce al bambino nel fare/dire le cose:

“Ciao Giovanni, quanto sei cresciuto! Quanti anni hai ora?” – Mamma: “Eh, diglielo un po’ alla zia, adesso ho 5 anni!” / Dai togli il cappotto (ma intanto lo sta già aiutando a farlo)

Questi sono solo alcuni esempi, nei quali il comportamento scorretto sta nel non dare al bambino il tempo di cui ha bisogno per provare a fare da solo.

Alcuni bambini sono più rapidi nel rispondere ad una domanda o ad una richiesta, altri hanno necessità di un tempo più lungo per elaborare l’informazione, pianificare cosa e come fare e agire.

Il genitore che utilizza quel tempo per inserirsi e sostituirsi nella risposta

  • trasmette al bambino messaggi disfunzionali: da solo non ce la puoi fare, abituati ad avere sempre bisogno di me
  • non permette al bambino di sperimentare che i momenti di frustrazione o imbarazzo si possono tollerare e superare
  • non permette al bambino di crescere davvero, divenendo un individuo sempre più autonomo

Aiutare il tuo bambino non significa fare-al-posto-suo ma

accompagnarlo verso il maggior grado di autonomia possibile per lui in quel momento.

E questo vale anche per tutti quei bambini che presentano delle disabilità o delle difficoltà in ambito linguistico o motorio!

5 – Anticipatario

Tieni, bevi un po’ d’acqua (porgendo la bottiglietta al bambino che sta mangiando le patatine) / Tieni, prendi questo gioco che ti piace tanto / 

E’ l’interazione in cui il genitore decide ciò di cui in quel momento il bambino ha bisogno, senza che ci sia stata realmente una richiesta da parte del bambino stesso.

I bambini sono in grado fin dai primissimi giorni di vita di comunicarci le loro necessità attraverso comportamenti non verbali, come il pianto; man mano che crescono e con lo sviluppo del linguaggio, diventa sempre più facile per loro farci capire di cosa hanno bisogno… a patto che gliene venga data la possibilità!

Quando questo comportamento ricorre spesso nella quotidianità, penalizza il bambino nel suo percorso di sviluppo e apprendimento:

  • non stimola l’iniziativa comunicativa (il bambino, di fatto, non ha bisogno di chiedere)
  • abitua il bambino ad essere passivo nella comunicazione e in ciò che gli accade intorno
  • non permette di creare utili occasioni di scambio verbale
  • non lascia spazio al bambino per ascoltare i propri bisogni

Questo stile di interazione è molto frequente quando i bambini presentano un ritardo di linguaggio, e fanno quindi fatica a comunicare verbalmente. Tuttavia è bene sapere che, proprio questo atteggiamento, diventa a sua volta sfavorevole per far emergere il linguaggio, instaurando un circolo vizioso.

6 – Frettoloso

Colpa anche dei ritmi frenetici di molte famiglie, è un atteggiamento estremamente diffuso.

Il rischio per il genitore che va sempre di fretta, è quello di mettere in atto una serie di comportamenti disfunzionali nel momento in cui interagisce con il bambino:

  • parla al bambino quasi sempre mentre fa anche un’altra cosa, quindi non abitua il bambino al contatto visivo e ad osservare i movimenti della bocca
  • chiede al bambino di fare/dire qualcosa ma poi non aspetta la risposta
  • non rispetta il turno di comunicazione: interrompe il bambino o parla sopra di lui
  • non riesce a cogliere i segnali comunicativi, emotivi, comportamentali del bambino
  • sprona il bambino con espressioni come “dai, su! / forza! / sbrigati! / hai fatto?? / ti muovi?” che abituano il bambino ad assumere lo stesso stile frettoloso e disattento

Questo stile penalizza la relazione genitore-figlio e il bambino perché non crea uno spazio intimo di condivisione, trasmette al bambino la regola pericolosa che meglio fare veloce che con attenzione, non da al bambino il modello corretto per acquisire prerequisiti indispensabili allo sviluppo (comunicativo in primis, ma non solo).

7 – Il Genitore Sintonizzato

Come puoi intuire dal nome stesso, questo è, dal punto di vista del supporto allo sviluppo del bambino, lo stile di interazione più adatto. Intendo dedicargli, perciò, un intero articolo a parte.

Se sei interessato puoi continuare a seguirmi cliccando MI PIACE alla pagina Facebook di Logopoli o aggiungendo questo sito tra i tuoi preferiti, per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli.

Lascia un commento