Come si sviluppa nei bambini l’intenzionalità comunicativa, uno dei prerequisiti fondamentali del linguaggio, e come stimolarla con specifiche strategie

In un precedente articolo ti ho parlato dei prerequisiti del linguaggio, ossia di quelle molteplici abilità, soprattutto non ancora verbali, che il bambino deve possedere per far emergere le prime paroline e lo sviluppo della comunicazione verbale.

Uno dei primissimi prerequisiti che deve svilupparsi è proprio l’intenzionalità comunicativa, che rappresenta la spinta che i bambini hanno a voler comunicare, prima con i gesti e poi con le parole.

Un bambino non può comunicare (e parlare) finché non ne sente il bisogno.

Come si sviluppa questo prerequisito?

Nei primissimi mesi di vita i bambini interagiscono attraverso una comunicazione non ancora intenzionale: un pianto disperato, un’espressione facciale, un vocalizzo più forte, sono segnali che l’adulto coglie ed interpreta, ma il bambino non è ancora consapevole di averli prodotti.

Man mano però, i bambini fanno esperienza di queste interazioni: io piango – mamma arriva, io sorrido – mamma mi sorride, io “faccio uscire la voce” – mamma mi guarda e risponde.

Ed iniziano a creare un collegamento causa-effetto tra il loro comportamento e le reazioni dell’adulto.

Tra i 9-10 mesi i bambini iniziano a comunicare intenzionalmente.

Maturata la consapevolezza che l’adulto risponde ad un loro segnale, imparano ad utilizzare sempre di più i gesti e le vocalizzazioni volontariamente per soddisfare un proprio bisogno o raggiungere uno scopo.

In questa fase intenzionale, i bambini, ad esempio, indicano il biscotto con la precisa intenzione di convincere la mamma a darglielo.

Il passo importantissimo, successivo a questa fase di richiesta – in cui i bambini comunicano per ottenere qualcosa di cui hanno bisogno – è la fase dichiarativa, in cui il gesto di indicare e mostrare viene usato puramente a scopo di condividere qualcosa con l’altro.

Come a dire “guarda mamma, una mela! / Guarda mamma, un cane!” e così via.

L’intenzionalità comunicativa è sempre presente nei bambini?

Purtroppo no. Pur essendo un prerequisito che si sviluppa precocemente e spontaneamente attraverso le prime interazioni, alcune patologie dello sviluppo possono compromettere questa capacità.

Più il disturbo coinvolge l’area della relazione sociale (come nel caso dello spettro autistico, ad esempio) più il bambino non riconosce nell’altro un agente con cui interagire e, soprattutto, su cui agire, e non sviluppa l’intenzione a comunicare.

Generalmente questa competenza è conservata nei bambini con un Ritardo di Linguaggio semplice, che sfruttano il più possibile i gesti e la mimica facciale pur di comunicare.

Tuttavia, in alcuni bambini con un ritardo di linguaggio severo, con importanti difficoltà estese alla comprensione verbale e l’area pragmatica, l’intenzionalità comunicativa potrebbe non essere così forte.

In altre situazioni può essere indebolita da scorrette modalità di anticipazione dei bisogni del bambino da parte dell’adulto.

A cosa stare attenti

Ecco alcune domande guida che puoi tenere presente osservando il tuo bambino (anche e soprattutto se ancora non parla):

  • Ti sembra interessato ad interagire con te? (SI NO)
  • Viene a chiamarti per farti vedere qualcosa? (SI NO)
  • Ti porta un oggetto solo per mostrartelo? (SI NO)
  • Sembra indicare solo ciò di cui ha bisogno e solo quando ne ha bisogno? (SI NO)
  • Utilizza i gesti per comunicare con te? (SI NO)
  • Cerca di attirare la tua attenzione sui giochi che fa, sulle cose che vede,…? (SI NO)

Le risposte in rosso rappresentano degli indicatori di rischio a cui prestare attenzione.

[In questo caso ti suggerisco di richiedere una consulenza presso un collega o altro specialista (npi, tnpee). Se nel frattempo hai dei dubbi, puoi scrivermi qui per una prima consulenza gratuita via e-mail.]

Come stimolare l’intenzionalità comunicativa?

Come genitore, nonno, educatore, puoi inserire alcune strategie nella tua modalità comunicativa, per stimolare il tuo bambino a sviluppare questa competenza, in tante situazioni quotidiane.

Ma ricorda sempre di:

  • non portare il bambino ad un livello di frustrazione esagerato
    Se vedi che dopo 3-4 tentativi non riesce, non insistere. Potrebbe non essere pronto.
  • accetta la modalità comunicativa possibile per il tuo bambino
    Un gesto, un vocalizzo, una parolina detta male: tutto va bene e tutto va premiato, purché il bimbo “si sforzi” di comunicare.
  • crea la “richiesta” in modo divertente e divertendoti, mai come un compito del tipo devi fare così/si fa così

Ecco le tecniche che puoi utilizzare:

Non anticipare

Innanzi tutto è fondamentale fare leva sui bisogni del bambino, e quindi sfruttare tutte quelle situazioni in cui vuole fortemente qualcosa, cercando di non anticiparlo nelle richieste.

Hai capito, dal suo comportamento, che vorrebbe qualcosa (ad esempio perché sta fissando un gioco sulla mensola)?

Conosci le sue abitudini e sai che, ad esempio, dopo mangiato vuole sempre bere?

Evita di precipitarti a soddisfare il suo bisogno.

  1. Inizialmente aspetta e vedi se il bimbo fa qualcosa per farsi capire. Magari indica, viene a prenderti e ti porta verso ciò che vuole, magari pronuncia un suono o una sillaba guardando l’oggetto.
  2. Se non fa nulla, prendi l’oggetto e trattenilo in mano, senza darglielo. Vedi se allunga la manina per chiedere; magari puoi fargli vedere come si fa, guidando il suo movimento e contemporaneamente dicendo “dammi?”.
  3. Se rimane fermo, prendi in mano un’altra cosa e, mostrando entrambi gli oggetti chiedigli “Vuoi la macchinina o la penna? Dai, fammi vedere cosa vuoi! Fammi vedere con il tuo ditino”. E stimola il bimbo ad utilizzare l’indicazione per comunicare una scelta.
    Oppure, se è già in grado di comunicare il si ed il no, puoi chiedere “Vuoi la macchinina?“, ed aspettare la risposta.

Il “sabotaggio”

Con tecnica del sabotaggio si intende il fatto di creare delle condizioni forti ed ovvie per cui il bambino si trovi nella necessità di comunicare.

Ecco alcuni esempi: dagli il budino, ma senza aprire la confezione; monta la pista del treno, ma non mettere già i vagoni; prendi le bolle di sapone, ma farle; e così via.

In queste situazioni, il bambino è spinto da una contingenza esterna a dover comunicare poiché si è creata una condizione in cui manca necessariamente qualcosa per l’attività.

In quei momenti guardalo stupito, esprimi anche tu curiosità con la mimica ed il tono della voce, rendi la situazione divertente e piacevole in cui lui possa sentirsi motivato a provare!

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