Logopedia: come funziona la terapia con i bambini (8 risposte)

Cos’è? A cosa serve? Come funziona la logopedia in età evolutiva? 8 risposte ai dubbi più frequenti di mamma e papà quando si inizia questo percorso.

Nonostante di logopedia si parli ormai molto, capita ancora spesso che i genitori mi facciano domande su cosa succeda poi in pratica durante la seduta di trattamento.

“Ma quindi cosa farai fare a mio figlio?” è una delle cose che più frequentemente mamma e papà hanno bisogno di capire, per affidarci in serenità il loro piccolo e per comprendere il valore di ciò che si andrà a fare.

Ecco la mia risposta a quelli che, nel tempo, si sono rivelati gli 8 dubbi più spesso sollevati dalle famiglie che si trovano ad intraprendere un percorso di logopedia.

1 – Devo spiegare a mio figlio perché veniamo da te?

Quando si rende necessario iniziare un percorso riabilitativo, molti genitori sono in dubbio se spiegare o no ai bambini da chi e perché li porteranno. Molti si preoccupano del fatto che il bambino possa opporsi, che vada in ansia, che non voglia farlo…

Queste non sono paure dei bambini, ma di noi adulti.

I bambini, a qualunque età, devono essere informati e resi partecipi delle decisioni prese per loro.

Nel caso della terapia questo non significa far decidere a loro se farla o meno (sono sempre mamma e papà a decidere), ma prepararli serenamente al percorso che stanno per iniziare.

I bambini, anche piccoli, sono consapevoli delle proprie difficoltà

anche se non sanno ancora esprimerlo a parole. Spiegargli che mamma e papà si sono accorti di queste difficoltà e che hanno trovato il modo di aiutarli, contrariamente a ciò che si pensa, tranquillizza il bambino e lo rassicura.

2 – Cosa gli dico per prepararlo a questi incontri?

Non è sicuramente necessario allarmare i bambini dicendo “da domani dobbiamo andare dalla dottoressa!”, ma la cosa più sbagliata è raccontargli delle bugie:

“Dai che andiamo a conoscere un’amica di mamma / Starai da una tata per fare tanti giochi / Andiamo da una signora che vuole giocare un po’ con te / …”

Ai bambini piccoli che devono sviluppare o migliorare il loro linguaggio si può dire:

“Mamma e papà si sono accorti che a volte alcune paroline fanno fatica ad uscire, che sono un po’ difficili, ma abbiamo trovato una dottoressa delle parole che può aiutarci con queste paroline dispettose!” 

Ai bambini più grandi con un disturbo dell’apprendimento o altre difficoltà che compromettono le abilità di base scolastiche, si può dire:

“Stai tranquillo, mamma e papà hanno capito che leggere, scrivere (o altro) è ancora un po’ difficile; che non sei pigro o distratto, che vorresti fare meno errori o essere più veloce ma che purtroppo fai tanta fatica! Sai, c’è una dottoressa che lavora proprio con i bimbi che hanno questa difficoltà, che può aiutarti a far diventare molto più facili i compiti! Vogliamo andarci insieme?”

I bambini non sono ingenui e capiscono benissimo che le attività, seppur proposte in forma di gioco, vanno a stimolare proprio i loro punti deboli. Rendersi conto che mamma e papà hanno raccontato loro una bugia, rischia di aumentare l’ansia (se mamma e papà non me ne parlano allora è una cosa davvero grave) e di renderli non sereni durante la terapia stessa.

3 – In cosa consiste la valutazione logopedica?

La valutazione è una fase preliminare e necessaria al trattamento vero e proprio, che permette di capire quali sono le aree di debolezza del bambino e se e come sia necessario intervenire.

La valutazione prevede sia una componente qualitativa (si osserva come il bambino si pone, il suo comportamento in varie circostanze, come affronta le attività, come gioca e si relaziona in modo spontaneo,…) ed una componente quantitativa. Quest’ultima consiste nella somministrazione di test standardizzati che, in base ai punteggi ottenuti, permettono di capire se le competenze del bambino sono in norma o quanto, invece, si discostano da quelle dei suoi coetanei.

Solo a seguito della valutazione si definisce la necessità o meno di iniziare un percorso di terapia, con quale frequenza, con quali obiettivi e la durata minima del ciclo di trattamento.

4 – Cosa fa il bambino durante una seduta di logopedia?

Una volta definiti e concordati gli obiettivi, durante le sedute di terapia saranno proposte delle attività finalizzate al loro raggiungimento. E’ difficile rispondere in modo unico a questa domanda, poiché il “cosa” si fa dipende proprio da quali competenze bisogna stimolare.

In generale, durante la seduta, si propongono al bambino esercizi mirati posti in forma di gioco oppure, per i più grandicelli, anche in forma di record da battere! Spesso, soprattutto quando i bambini devono aver chiara l’attività da fare e devono concentrarsi molto sull’esercizio, si concorda un “premio” da vincere alla fine, come un adesivo, la possibilità di scegliere il gioco successivo, ecc.

5 – Ma cosa succede se il mio bambino non collabora?

Può capitare che i bambini non accettino sempre di buon grado le attività di terapia. Ci sono alcuni bambini che tollerano ancora poco la frustrazione di non riuscire, e per questo tendono a tirarsi indietro ed evitare di fare una determinata cosa.

In queste situazioni in terapia si utilizza molto spesso un rinforzo positivo, cioè la possibilità per il bambino di avere un premio al termine del lavoro svolto, che lo incentiva ad impegnarsi.

Oltre a questo, però, è fondamentale

aiutare il bambino ad identificare il proprio stato d’animo.

“Guarda, lo capisco proprio che ti senti un po’ scocciato. Hai ragione, questo esercizio è un po’ noioso (o difficile). Sai, anche io mi arrabbio quando non riesco, anche io a volte mi annoio a fare questa cosa,… Ora dobbiamo proprio farlo, ma capisco che non ti vada per niente. Facciamo così, ne facciamo solo 10 e poi scegli un gioco tu!”

6 – Quanto durerà la terapia? Per quanto tempo dovremo venire?

Anche questa è una domanda a cui non si può dare una risposta unica. Ciò che bisogna tener presente è che esistono due macro aree di intervento di cui i bambini possono aver bisogno, che determinano a livello generale la durata del trattamento.

I bambini che presentano difficoltà più meccaniche (come può essere una deglutizione funzionale o un “difetto di pronuncia” su base articolatoria) possono anche risolvere con un numero ridotto di incontri.

Quando, però, i bambini iniziano un percorso riabilitativo per un Disturbo di Linguaggio o di Apprendimento, generalmente le tempistiche sono più lunghe perché si deve intervenire su quelli che sono i processi cognitivi di queste funzioni. In questi casi, generalmente, si procede per cicli di terapia della durata di almeno 6 mesi, termine minimo per valutare nuovamente il bimbo, quantificare il miglioramento e definire se ci sia necessità o meno di proseguire.

7 – Si dovrà esercitare anche a casa?

Non necessariamente e non sempre. Anche nel caso di questa domanda, la risposta dipende molto dal tipo di terapia, dai ritmi e dalle routine familiari quotidiane, da quanto il bambino si predispone serenamente nel fare determinate attività anche con mamma e papà.

Generalmente è una buona pratica dare indicazioni su attività da fare a casa come supporto alla terapia, che periodicamente variano in base a ciò su cui il bambino deve allenarsi.

Tuttavia è sempre importante considerare ogni bambino nella sua individualità: a volte, ad esempio, nel contesto familiare possono scattare dei meccanismi emotivi che portano grandi e piccini a provare frustrazione o ansia da prestazione. In questi sarà lo specialista a ponderare con attenzione cosa, come e quando far fare a casa.

8 – Cosa possiamo fare noi per aiutarlo?

Mamma e papà rappresentano un preziosissimo aiuto per il loro piccolo, a supporto della terapia.

In alcuni casi, soprattutto con i bimbi più piccoli, attraverso i genitori, i nonni, gli educatori, si attua un vero e proprio trattamento indiretto che può sostituire la terapia stessa.

In tutte le altre situazioni è importante abbassare il carico di ansia e di richiesta a cui spesso sono sottoposti i bimbi, e comprendere insieme il modo corretto di stimolarli.

Quando un bambino si trova in difficoltà nel fare qualcosa possono scattare due reazioni opposte negli adulti che gli stanno vicino: o la tendenza a sostituirsi a lui (ti aiuto facendo io al posto tuo) o il desiderio di spronarlo a riuscire a tutti i costi (Su, forza! Dai che ci riesci. Riproviamo, riproviamo, dai, possibile che non ce la fai?).

Durante il percorso riabilitativo, il logopedista si prende carico non solo del bambino, ma anche di “formare” i genitori, spiegando loro come stimolarlo nel modo corretto e più funzionale, e dandogli gli strumenti per adottare uno stile di interazione più sano e sereno.

 

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