venerdì, 20 luglio, 2018
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Io, che

…da grande volevo fare l’archeologa.

 

Piacere,

mi chiamo Martina Bianconi e faccio la Logopedista da 10 anni; mi sono sempre occupata, e mi occupo a tutt’oggi, di valutazione e trattamento riabilitativo in età evolutiva, per disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell’apprendimento.

Si beh, vero. In parte. Manca qualcosa.

Ricominciamo.

Piacere, Martina

Marti per amici e parenti; dottoressa Bianconi per le formalità; Matina/Tina/Mattins (eh si, anche… bah!) per i bambini con i quali faccio terapia. Si, esatto: con.

Perchè la terapia, con un bambino, non è mai a senso unico.

Perchè quando lui impara a parlare, io imparo ad ascoltare. Quando lui impara ad aspettare, io imparo a non intromettermi. Quando lui impara a condividere, io imparo a rispettare la sua riservatezza. Quando lui impara l’autonomia, io imparo a lasciarlo libero.

Io, che ho frequentato il liceo con le idee chiare. Io che al momento della maturità ho stilato, vattelapesca perchè, una lista infinita di “e se invece facessi…”. Io, che ad un certo punto ho tirato fuori dal cilindro il corso di laurea in Logopedia e che il giorno della tesi ancora rimpiangevo la scelta fatta.

Io, quando ho iniziato a lavorare in una quotidianità fatta di nanetti di ogni specie, pongo anche nei calzini, macchie di pennarelli ovunque, moccolo starnutito addosso un giorno sì e l’altro pure, pianti e capricci per la qualunque, per un po’ mi sono chiesta “Ma come ci sei finita qui tu? Tu che da grande volevi fare solo e soltanto l’archeologa?”

E te lo chiedi ogni giorno. Solo che ogni giorno stai anche con loro. Sempre un po’ di più, sempre un po’ di più fino a che non diventa che ogni giorno stai tanto con loro.

E allora capisci. Capisci il perchè. Loro te lo spiegano.

Perché tanto scavi lo stesso.

Per riportare alla luce qualcosa di prezioso, che nel corso del tempo è stato coperto. Da strati di terra, roccia, fango, polvere, insuccessi, paura, rabbia, delusioni, amarezza.

A volte ci vogliono Ere per far depositare tutto questo. A volte anni. A volte basta un momento. Basta una risata di un compagno di classe, un che hai detto? non si capisce niente, un tanto tu non sei capace…

E allora capisci che se tanto devi scavare, preferisci scavare con loro.

E che scavare, con un bambino, non è mai a senso unico.

Perchè mentre tu scavi con lui, dentro di lui, lui scava con te, dentro di te.

Anche ora. Anche qui. Mentre sono le 22:04 di lunedì, e seduta al computer scrivo di me e di loro.

Per ogni giorno che passo con voi, grazie.