Non parla ma capisce tutto: usa tablet e cellulare meglio di noi!

Cosa intendiamo per “comprensione verbale”? Perché la capacità di utilizzare uno strumento come il tablet non è direttamente proporzionale a questa abilità o, più in generale, alle abilità cognitive?

Questo articolo rientra un po’ nella categoria dei #FALSImiti dannosi per i bambini. Di alcuni ho già parlato in precedenza e, se sei interessato, puoi cliccare qui per scoprire quali sono.

Quella che leggi nel titolo è una delle frasi che più spesso mi sento ripetere durante i colloqui con i genitori di bambini che presentano un ritardo o un disturbo del linguaggio: “Ah se capisce! Capisce tutto! Vedesse, dottoressa, come usa il tablet o lo smartphone, è più bravo di noi! Apre da solo perfino i video di Youtube!”

Generalmente arriva più o meno nel momento in cui pongo domande per indagare la comprensione verbale del bambino, o quando riferisco alcune difficoltà associate a questa competenza.

Poiché il termine “comprensione” spaventa spesso il genitore che, in qualche modo, sente di dover giustificare che “si ok, non parlerà, ma capire capisce eccome: guarda che è intelligente!”.

Cosa si intende per Comprensione Verbale?

La comprensione verbale è la capacità di decodificare correttamente un messaggio verbale attribuendogli il corretto significato condiviso.

Si tratta perciò della competenza che ci permette di capire il significato di parole e frasi anche complesse, e quindi di una domanda, una risposta, un dialogo, un racconto, un’istruzione, ecc…

Per comprensione verbale non si intende, quindi, l’ “intelligenza”

ma una competenza specifica del linguaggio, che rientra tra le abilità coinvolte nello sviluppo cognitivo.

Una buona competenza di comprensione verbale deve permettere di capire ciò che è stato detto a parole, senza l’aiuto di gesti e/o segnali non verbali.

La comprensione verbale dovrebbe essere più ampia della produzione (come accade quando impariamo una lingua straniera: la capiamo più di quanto riusciamo a parlarla) e, quando questo non accade, i bambini possono mostrare un linguaggio solo apparentemente ricco, ma in realtà molto disorganizzato.

In cosa consiste un ritardo/disturbo della comprensione verbale?

Quando un bambino parla poco o male, ciò che un genitore nota immediatamente è la difficoltà ad esprimersi.

Tuttavia può accadere che ciò dipenda proprio da un ritardo o un disturbo di comprensione verbale: il bambino parla male perché non decodifica correttamente parole e frasi.

Spesso i bambini “sembrano capire tutto” semplicemente perché sviluppano un’ottima comprensione contestuale. Sono bravi a cogliere i segnali non verbali (gesti, espressioni facciali, tono della voce,…) e i riferimenti nella situazione in cui si trovano, per capire più o meno cosa gli stiamo chiedendo; inoltre, le richieste che facciamo al bambino, sono spesso sempre le stesse, e questo comporta il fatto che il piccolo sappia già come rispondere o cosa deve fare.

A 24-30 mesi, però, un bambino dovrebbe essere già in grado di comprendere ordini non contestuali (ad esempio, mentre si gioca si chiede al bambino qualcosa di facile ma non inerente l’attività: “Maria, per favore, vai a prendere lo spazzolino da denti?” / “Giovanni, metti nel tuo cassetto questo fazzoletto?”) e, in presenza di un disturbo di comprensione verbale, questa capacità potrebbe non essere presente.

La valutazione del linguaggio, attraverso test specifici, permette portare alla luce, se presente, questa difficoltà che spesso rimane poco visibile. Soprattutto quando il bambino sa trovare strategie per aggirarla, come utilizzare tutti quei segnali contestuali e non verbali per capire di più.

Un disturbo della comprensione verbale può avere come causa gravi disabilità neurologiche o sensoriali (ritardo cognitivo, autismo, sordità,…) oppure, come di frequente accade, essere una componente del Disturbo Specifico di Linguaggio.

Perché il saper utilizzare un tablet non è sintomo di buona comprensione verbale?

Alla base di tablet, smartphone e simili strumenti tecnologici sta il concetto di estrema semplificazione di utilizzo, dove, per poter accedere ai contenuti che ci interessano, la necessità di ricorrere a conoscenze di tipo verbale è pressoché pari a zero.

Questi strumenti si basano sull’utilizzo di icone (immagini), disposizioni ricorrenti degli elementi principali, si somigliano tra loro nella macro struttura, e grazie alla tecnologia touch screen consentono l’immediatezza della risposta del dispositivo (il bambino tocca lo schermo e succede immediatamente qualcosa).

Tutto ciò rende il loro utilizzo fortemente rapido ed intuitivo. Insomma:

tablet, cellulari e rispettive App sono facilmente comprensibili a livello NON VERBALE

ecco perché i bambini imparano così presto e senza difficoltà ad utilizzarli: sono strumenti studiati e progettati per poter essere compresi senza bisogno di linguaggio verbale.

Ed ecco perché un bambino con una difficoltà di comprensione verbale può essere comunque abile ad utilizzare il cellulare di mamma e papà.

Ma allora devo nascondergli tablet e cellulari?

Non necessariamente. Se il bambino ha una difficoltà e segue un percorso terapeutico, questo tipo di decisione deve essere presa in accordo con lo specialista, valutando tutti gli aspetti; in alcuni casi, alcune App per tablet, ad esempio, possono essere perfino una risorsa per supportare il percorso riabilitativo.

Esistono però delle linee guida che sarebbe bene seguire: l’American Academy of Pediatrics sconsiglia l’uso di strumenti come tablet e smartphone prima dei 18 mesi, e successivamente ne raccomanda un utilizzo estremamente limitato nel tempo, supervisionato e per attività realmente adatte. Per approfondire trovi i link agli articolo integrali

https://www.sciencedaily.com/releases/2016/10/161021121843.htm

http://pediatrics.aappublications.org/content/pediatrics/early/2016/10/19/peds.2016-2591.full.pdf

In generale è importante tenere ben presente che

un bambino abile nell’uso della tecnologia, non necessariamente è un bambino ricco di competenze

e potrebbe essere utile mettere da parte questi strumenti, e privilegiare esperienze di gioco ed attività molto differenti.

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