Perché chiedere ai bambini di ripetere le parole non serve a niente, e come comportarsi

Perché è sbagliato chiedere ai bambini di ripetere le parole? Perché un bambino può ripetere bene una parola ma poi “dirla male” quando parla? Facciamo chiarezza.

A chi di noi sia mai capitato di sentire un pappagallo parlare, sarà saltato sicuramente “all’orecchio” qualcosa di strano. Ovviamente intendo a parte il fatto che un pappagallo parli.

Ciò che istintivamente ci disorienta è che il dialogo con questo animale appare meccanico, privo di logica e di senso: al pappagallo non interessa rispondere alle nostre domande, prendere l’iniziativa e raccontarci qualcosa della sua giornata o chiederci come stiamo.

Il pappagallo può essere bravissimo a ripetere quello che sente, a rispettare il turno della conversazione, ad eseguire correttamente la sequenza di suoni e parole, ma

questa attitudine non fa di lui un bravo comunicatore.

Noi esseri umani utilizziamo il linguaggio verbale con uno scopo comunicativo, e ciò che primariamente ci interessa quando parliamo è trasmettere e ricevere informazioni, pensieri, significati, richieste: ad una domanda segue una risposta, ad un qualche racconto segue un commento, e così via.

Se durante una conversazione il nostro interlocutore decidesse ad un certo punto di ripetere la nostra ultima parola, la cosa ci lascerebbe abbastanza perplessi. Se lo facesse di nuovo forse ci preoccuperemmo.

Per questo il dialogo con il pappagallo ci appare così innaturale, sterile e anche un po’ fastidioso:

Ripetere non significa Parlare

NON chiedere di ripetere parole nuove

“Guarda, un cavallo! Hai capito? Cavallo! Dai, ripeti tu: cavallo”

Quando chiediamo ad un bambino ancora piccolo di ripetere una parola, pensando di aiutarlo ad impararla, in realtà gli stiamo chiedendo un puro esercizio non-senso, che con buona probabilità non funzionerà per i seguenti motivi:

  • il bambino si sente sottoposto ad un test: implicitamente passa il messaggio “Su, vediamo se lo sai fare”
  • la parola che gli chiediamo potrebbe essere ancora molto lontana, per lunghezza e/o suoni, dalla reale capacità motoria ed articolatoria del bambino
  • nel momento in cui facciamo questa richiesta tutta l’attenzione del bambino e dell’adulto si sposta da qualcosa di emotivamente molto stimolante e piacevole (il cavallo) ad un compito di prestazione (ripeti la parola), emotivamente ansiogeno, noioso e frustrante

Cosa fare:

  • usiamo frasi brevi e semplici, parliamo con calma e con un tono di voce adeguato
  • nel momento in cui parliamo di qualcosa, e la mostriamo o la indichiamo al bambino, assicuriamoci che la nostra attenzione e la sua siano entrambe dirette su quella specifica cosa
  • dopo aver detto una parola o una breve frase, facciamo una pausa (contiamo fino a 5) e diamo al bambino uno spazio per inserirsi come preferisce: con un gesto, un suono, una parolina detta a modo suo… ricordiamoci che tutto va bene, anche il silenzio!

In questo modo stimoliamo un’ IMITAZIONE SPONTANEA

ben diversa e molto più forte, in termini di apprendimento, dall’esercizio di ripetizione.

Se il tuo bimbo è ancora piccolino o dice poche parole, puoi leggere questo articolo in cui spiego 3 semplici strategie da utilizzare quotidianamente per stimolarlo.

NON chiedere di “ripetere bene” una parola detta male

“Mamma! Il talolo è tutto bagnato!”

“Non si dice talolo, si dice tavolo, dai ridillo bene”

“Talolo”

“No, ascolta: taVOlo. Dai ripeti”

“Talolo”

5 scambi comunicativi (quando va bene che non si insista più) inutili, frustranti per il bambino che ha vissuto il fallimento di non saper soddisfare l’aspettativa della mamma, frustranti per la mamma che attendeva con ansia la performance giusta del piccolo, e che per di più hanno distolto completamente l’attenzione dal messaggio che, inizialmente, il bambino aveva avuto l’esigenza di comunicare (Guarda che il tavolo è tutto bagnato).

Perché ripetere non ha funzionato?

  • il bambino non ha ancora nel suo repertorio il fonema (lettera) V: la parola tavolo non può dirla bene
  • sta ancora costruendo, se piccolo, le parole più lunghe e si aiuta semplificandone l’articolazione
  • ha difficoltà nel mettere a contrasto i suoni e non riesce ancora nella distinzione L/V
  • non riesce a percepire le due parole tavolo e talolo come differenti

Può anche succedere che il bambino riesca a ripetere bene la parola, e alla domanda “Bravo! Allora, cosa mi stavi dicendo?” risponda “Che il talolo è tutto bagnato!!”

Questo perchè quando parliamo non pronunciamo parole isolate come – fossimo – un – robot – ma un flusso continuo in cui le parole sono concatenate tra loro: un bambino può essere abile a pronunciare bene una singola parola, ma poi perderne il controllo della costruzione quando questa è all’interno di una frase.

Cosa fare:

  • rispondi al tuo bambino in modo da fornire il modello corretto enfatizzando quella specifica parola con il tono della voce e scandendola bene, ma senza sottolineare il suo errore: “Hai ragione, il TAVOLO è tutto bagnato!!”
  • se il tuo bambino confonde due parole di significato diverso (ad esempio dice Cavolo invece di Tavolo) puoi provare a farlo riflettere sulla differenza “Mi stai dicendo che si è bagnato il Cavolo? Quella verdura verde che la mamma cucina ogni tanto? O forse volevi dire il Tavolo dove disegni?” e sentire se, con questo aiuto si corregge.
    Può succedere e può non succedere: in questo caso non chiedere di riprovare. Ci sarà una prossima volta in cui ritentare!

 

NON SIAMO PAPPAGALLI!

 

NB: gli esempi delle difficoltà di cui ti ho parlato, possono essere accettabili quando i bambini sono ancora piccoli, ma possono essere anche campanelli di allarme di un disturbo fonologico o di linguaggio.

E’ sempre consigliabile, qualora queste difficoltà persistano senza risolversi spontaneamente, effettuare una visita specialistica per monitorare lo sviluppo del linguaggio ed escludere disturbi specifici.

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