Prerequisiti del linguaggio: cosa serve al bambino per poter parlare?

Se il linguaggio non emerge nei tempi previsti, è possibile che il bambino non abbia ancora i prerequisiti necessari allo sviluppo delle prime paroline. Vediamo insieme quali sono.

Nel precedente articolo ti ho parlato del ritardo di linguaggio: da cosa dipende, cosa comporta e quali segnali osservare nel tuo piccolino se hai qualche dubbio.

Oggi voglio parlarti dei prerequisiti del linguaggio, cioè di quelle abilità non ancora verbali che, tuttavia, il bambino deve possedere per poter iniziare a parlare.

Come genitore noterai subito l’aspetto più evidente della difficoltà del tuo bambino, cioè l’assenza di paroline, ma è altrettanto importante che tu sappia riconoscere questi prerequisiti: se non sono tutti presenti, l’aiuto più grande che puoi dare al tuo piccolo è proprio stimolarlo a questo livello! Senza di essi, il linguaggio verbale non riuscirà ad emergere.

1 – Intenzionalità comunicativa

Può sembrarti scontato, eppure alcuni bambini possono non mostrare interesse a comunicare: non rispondono se chiamati, non vengono a cercarti per farti vedere qualcosa, non provano, a loro modo, a richiamare la tua attenzione.

L’intenzione a comunicare è il prerequisito fondamentale per lo sviluppo del linguaggio

tanto che la sua assenza può essere indicativa anche di importanti difficoltà di sviluppo. E’ una competenza che compare prestissimo e diventa stabile dal 9 mese di vita.

E’ importantissimo che il bambino, anche se a modo suo, manifesti la volontà di interagire con noi e che lo faccia sia quando ha bisogno di chiedere qualcosa, sia per il semplice piacere di condividere.

Clicca qui per sapere come osservare e stimolare questo prerequisito.

2 – Contatto visivo ed attenzione condivisa

I bambini imparano già dai primissimi mesi di vita a cogliere e seguire lo sguardo dell’adulto. La capacità di mantenere  il contatto visivo permette al bambino di acquisire importanti informazioni su più livelli:

  • inizia ad interpretare e comprendere le espressioni facciali ed i segnali di comunicazione non verbale;
  • osserva sull’altro i movimenti della bocca quando si parla, abilità necessaria per poter provare ad imitare e ripetere ciò che vede;
  • seguire lo sguardo dell’adulto permette al bambino di spostare la sua attenzione su un oggetto di riferimento, aspetto fondamentale della comunicazione;

Intorno ai 3 mesi di vita, un bambino è già in grado di agganciare e mantenere lo sguardo dell’adulto durante l’interazione “faccia a faccia”, e questo ci permette di instaurare con lui delle prime piccole “protoconversazioni”.

Nel tempo la competenza si amplia, il bambino inizia a seguire il nostro sguardo quando si sposta su un oggetto, e questo gli permette di imparare a condividere l’attenzione su un oggetto esterno. L’attenzione condivisa (o congiunta) è il prerequisito al poter “parlare di qualcosa”, ed è presente nei bambini già dai dai 10 – 11 mesi.

Prova ad osservare se il tuo bimbo riesce a seguire il tuo sguardo quando si sposta sull’oggetto di cui stai parlando e, viceversa, se lui usa lo sguardo per orientarti verso ciò che ha attratto la sua attenzione.

3 – Alternanza del turno

Prima di poter utilizzare le parole per interagire con noi, il bambino deve aver compreso che la comunicazione si compone di più turni alternati: tocca a me, tocca a te, poi di nuovo a me… fino alla fine.

E’ importante stimolare da subito i bambini, soprattutto dai 3 mesi di vita in poi, in “finte-conversazioni” (dette protoconversazioni) in cui mamma e bambino sono l’uno di fronte all’altra, si guardano e fanno finta di parlare: il piccolo vocalizza, mamma risponde imitandolo o dicendo qualcosa, lui vocalizza di nuovo, mamma risponde e così via per almeno 4 o 5 scambi.

Senza questo prerequisito, il bambino non riuscirà a sviluppare una comunicazione efficace.

4 – Imitazione

Saper imitare è alla base dello sviluppo del linguaggio: i bambini imparano a parlare imitando gli adulti intorno a loro, osservando cosa fanno quando parlano e ripetendo, prima in modo immaturo e piano piano affinando i suoni ed i movimenti articolatori.

Nasciamo predisposti ad imitare perché questa è una delle fonti primarie di apprendimento dell’essere umano, in ogni ambito (non solo nel linguaggio), ma

alcuni bambini possono non riuscire spontaneamente a sviluppare questa abilità.

Non diamo per scontato che sappiano farlo; piuttosto impariamo ad osservarli con attenzione, poiché nella maggior parte delle volte, la difficoltà di comunicazione parte proprio da questa immaturità.

Alcuni bambini hanno bisogno di essere “allenati ad imitare” azioni, gesti, movimenti facciali, primi vocalizzi, prima ancora delle parole, e con maggiore frequenza ed intensità.

Spesso i bambini che manifestano un ritardo di linguaggio sono bambini ancora poco abili nell’imitazione non verbale.

5 – Uso di gesti comunicativi

Se un bambino non sviluppa una buona capacità di comunicare con noi attraverso l’uso dei gesti, non sarà neppure in grado di farlo utilizzando il linguaggio verbale.

I gesti precedono le parole.

Uno dei primissimi gesti che il bambino deve possedere è quello dell’indicare, che compare già intorno agli 8-9 mesi, prima con una funzione di richiesta (“Mamma, dammi l’acqua!”) e poi per catturare la nostra attenzione (“Mamma, senti! Il telefono squilla!”).

I bambini devono saper utilizzare l’indicazione per dirci cosa vogliono, per mostrarci qualcosa, per scegliere tra due o più alternative, e pian piano imparano ad associare a questi gesti le prime vocalizzazioni.

Dalla fine del primo anno, dovremmo poter osservare anche un primo repertorio di gesti referenziali che nascono da situazioni di routine: battere le manine per dire bravo, fare ciao-ciao, allargare le braccia a voler dire “non c’è più”, il gesto della nanna o del gioco del cucù,… Questo repertorio deve arricchirsi ed essere utilizzato dal bambino per comunicare con noi.

6 – Gioco simbolico

Il fatto che un animale con le pinne si chiami pesce ed uno che abbaia si chiami cane, altro non è che una convenzione: noi possiamo comunicare parlando perché sappiamo associare alle parole il significato che rappresentano.

Per imparare a parlare, il bambino deve imparare ad utilizzare qualcosa (le parole) in maniera simbolica (il loro significato).

Questa competenza non si sviluppa immediatamente sul piano verbale, ed i bambini devono innanzi tutto essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, e saper “far finta” che sia qualcosa di diverso.

In una prima fase di gioco, i bambini manipolano gli oggetti per esplorarli a livello sensoriale: mettono in bocca, lanciano, sbattono e scuotono.  Successivamente imparano ad usare l’oggetto secondo la sua funzione: usano un pettine per pettinarsi, fanno andare avanti ed indietro una macchinina a terra, e così via.

A partire dal primo anno, il bambino inizia ad utilizzare un oggetto attribuendogli un significato simbolico: prende il mattoncino di costruzioni e lo porta all’orecchio facendo finta che sia un telefono, prende una penna e fa finta di lavare i denti.

E’ importante osservare con attenzione il gioco dei bambini e capire se questa abilità è presente.

I bambini con un ritardo di linguaggio possono essere bambini ancora immaturi in questa competenza, che non utilizzano le parole perché non hanno ancora sviluppato il passaggio al piano simbolico.

 

Avrai notato che questi prerequisiti non verbali si sviluppano molto presto, entro i primi 12-18 mesi.

Se osservi delle difficoltà, se il tuo piccolino mostra un ritardo di linguaggio (dai un’occhiata ai segnali di rischio) e alcune di queste abilità non sono ancora emerse o si trovano ad un livello immaturo, è importante richiedere una consulenza professionale specialistica, per capire come intervenire.

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