Ritardo di Linguaggio: non tutto è colpa di lingua e palato

Perché le problematiche di natura ortodontica, che possono influire sul come il nostro bambino parla, non sono dirette responsabili del ritardo di linguaggio.

Come logopedista mi confronto quotidianamente con i dubbi dei genitori di quei bambini che si trovano in ritardo nello sviluppo del linguaggio.

Una delle domande che spesso mi viene rivolta, riguarda la correlazione tra la conformazione anatomica della bocca del bambino (lingua, palato, dentini) e il fatto che il linguaggio fatichi ad emergere.

“Abbiamo notato che ha il palato molto stretto e alto… è per questo che non riesce a parlare?”

“Quando parla mette la lingua in un modo strano, forse per questo può dire solo poche parole?”

Sono preoccupazioni frequenti, nelle quali forse ti riconosci anche tu se hai un bimbo che parla poco o male, ed è importante fare chiarezza su questi aspetti per comprendere meglio quale sia la natura della difficoltà del proprio bambino e come stimolarlo in modo efficace.

Lo sviluppo morfologico della bocca (e delle sue parti) ha un ruolo sicuramente importante nella maturazione del linguaggio verbale: sono le strutture che permettono la produzione di suoni e parole, e che il bambino inizia ad “allenare” dal punto di vista motorio fin dai primissimi mesi di vita, quando nella fase della lallazione (4-10 mesi) sperimenta, ancora involontariamente, quei primi movimenti grossolani che daranno poi un grande input alla graduale maturazione fonologico-articolatoria.

Un’osservazione attenta della bocca del nostro bambino già nei primi anni è importante, e ci può permettere di individuare determinate caratteristiche morfologiche (palato troppo stretto e alto, dentizione non precisa, scorretta posizione dei denti e/o delle arcate dentarie in chiusura, posizione della mandibola troppo in avanti, linguetta troppo grossa o che si muove poco, frenulo corto,…) che possono in effetti causare “difetti di pronuncia” (dislalie), ed incidere, quindi, sugli aspetti ARTICOLATORI (e anche sulla competenza di deglutizione e sulla postura, ma questa è un’altra storia), cioè sul COME il nostro bambino parla/parlerà.

Ma lo sviluppo della produzione verbale, intesa come produzione di un buon numero di parole, frasi e racconti, deve procedere comunque.

Un bambino che intorno ai 18-24 mesi ha ancora nessuna o poche parole, stenta ad ampliare il suo vocabolario e/o a costruire una piccola frase, usa ancora prevalentemente i gesti, sta manifestando delle criticità nello sviluppo della comunicazione verbale.

Può trattarsi di un vero e proprio Disturbo di Linguaggio (quando l’acquisizione del linguaggio devia da quelle che sono le regole della lingua) o di un più semplice Ritardo di Linguaggio, che porta il bambino “parlatore tardivo” (late bloomer) a strutturare il linguaggio verbale secondo le tappe previste, ma in ritardo rispetto ai tempi canonici.

In entrambi i casi la difficoltà del nostro piccolino nel riprodurre e/o combinare fonemi (le lettere della lingua parlata), parole e frasi è legata a come, e con quali tempi, la sua competenza linguistica sta maturando a livello cognitivo: in questo processo di sviluppo sono coinvolti

  • processi percettivi di analisi uditiva e visiva
  • intenzionalità comunicativa
  • capacità di imitare
  • capacità di usare ciò che è simbolico
  • competenze motorio-prassiche
  • funzioni attentive
  • memoria di lavoro
  • ideazione e programmazione

…ed altre componenti ancora…

Quindi l’anatomia della bocca non è di per sè la causa di questo rallentamento! E per riassumere:

Determinate caratteristiche della bocca o una difficile respirazione possono causare “difetti di pronuncia” ed incidere sul COME il bambino parla.
Un bambino che NON PARLA o PARLA POCO è un bambino che deve essere aiutato a sviluppare una corretta competenza comunicativa verbale.

Attribuire queste difficoltà di linguaggio a problemi di natura ortodontica è pericolosamente riduttivo e porta a perdere di vista la reale natura del problema, con il rischio di non attivare un intervento precoce e/o di perdere tempo prezioso ad allenare il bambino in attività improduttive e frustranti.

Ricorda

  • Se il tuo bambino stenta a produrre le prime paroline verso il primo anno, se intorno 18-20 mesi non ha già qualche parolina, non iniziare ad espandere il suo vocabolario e a combinare le parole in piccole frasi, potrebbe esserci un ritardo nel linguaggio.
  • Se il tuo bambino (magari anche grandicello) “parla male” ( si mangia le parole, non si capisce ciò che dice, inverte le lettere nelle parole,…) un’accurata valutazione logopedica permette di individuare quali aspetti del linguaggio sono compromessi e se, in questo caso, possano esserci correlazioni con l’anatomia delle strutture della bocca.

In entrambi i casi è importante intervenire precocemente, attraverso una consulenza specialistica e/o un’accurata valutazione del linguaggio, che permettano di individuare la difficoltà, definire obiettivi specifici e attivare una stimolazione mirata a recuperare o potenziare la comunicazione verbale.

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