Ciuccio sì, ciuccio no: quali benefici ha? Quali danni può portare se diventa un vizio? Ecco quando, come e perché è corretto togliere il ciuccio.

CiccioBello, BabyMia.

Non esiste bambolotto al mondo che non abbia il suo ciuccio.

Nell’immaginario collettivo il binomio bambino-succhiotto è così consolidato, che pensare a questi bimbi che girano, giocano, dormono, ridono, passeggiano, con la bocca costantemente tappata, ci fa generalmente tenerezza e simpatia.

Tanto che a volte, ci pare pure un po’ brutto doverglielo togliere.

A cosa serve il ciuccio

Il ciuccio permette al neonato una suzione non nutritiva, un automatismo innato che lo rilassa e lo calma nei momenti di malessere e di pianto inconsolabile. A livello emotivo, proprio come il seno, ha un effetto consolatorio, legato al bisogno del contatto con la mamma.

E’ normale, quindi, che molti bambini trovino nel ciuccio un piacere ed una rassicurazione, o anche solo un mezzo per scaricare le tensioni.

Se usato con buonsenso, il ciuccio non diventa da subito un vizio.

Addirittura, nei primi mesi di vita, si è visto che:

  • riduce il rischio di SIDS (o sindrome da morte in culla) nei primi 6 mesi di vita del bambino;
  • è utile in ospedale durante procedure dolorose o in terapia intensiva, per il suo effetto analgesico e di conforto;
  • nei bambini nati pre-termine può aiutare a sviluppare le abilità di suzione ancora deboli, finalizzate all’alimentazione al seno.

Non tutti i bambini, però, gradiscono l’uso del ciuccio; alcuni lo rifiutano proprio. E’ importante rispettare questa scelta e non forzare il bambino ad usarlo, anche se probabilmente significherà armarci di maggiore pazienza nei momenti critici!

Se si inizia ad utilizzarlo, invece, bisogna farlo con criterio e con dei limiti, per non farlo diventare un’abitudine viziata e rendere difficile poi il distacco:

  • introdurre il ciuccio solo dopo il 1 mese, quando l’alimentazione al seno si è stabilizzata, perché abbassa il desiderio del bambino, e quindi la forza della suzione e la produzione di latte;
  • non dare il ciuccio durante il giorno, nelle attività quotidiane: distrae il bambino dall’attenzione al gioco, diventa un’abitudine tenerlo in bocca senza motivo, inibisce la fase di esplorazione orale e sensoriale rallentando l’evoluzione delle abilità motorio-orali.

Quando togliere il ciuccio e perché

E’ opportuno abbandonare l’uso del ciuccio a partire dai 12 mesi, o comunque non oltre i 2 anni.

Intorno ai 7-8 mesi inizia il graduale svezzamento del bambino, di pari passo con lo sviluppo dell’abilità di mordere. Da questo momento in poi i bambini non hanno più necessità di succhiare, ma anzi devono iniziare a sperimentare schemi motori più maturi e complessi nei movimenti della bocca e della lingua: è importante, quindi, che il ciuccio sia relegato a momenti di effettiva necessità e pian, piano abbandonato entro i 2 anni.

L’utilizzo del ciuccio prolungato oltre questa età, può comportare una serie di alterazioni sia nelle abilità di alimentazione che nel linguaggio, perché

la lingua continua ad essere stimolata a compiere un movimento ormai infantile.

Quali danni può provocare l’uso prolungato del ciuccio?

Le alterazioni che più frequentemente si possono osservare in un bambino che utilizza (o ha utilizzato) troppo a lungo il ciuccio sono:

  • modifiche nella conformazione del palato (che si modella troppo stretto e profondo) e della dentizione, che spesso necessitano poi di un intervento ortodontico per essere corrette;
  • tendenza alla respirazione orale, e di conseguenza maggiore frequenza di infiammazioni ed infezioni di naso e gola;
  • tendenza ad un maggior frequenza di episodi di otite e ristagno di muco nell’orecchio.
    I movimenti mandibolari di masticazione, associati ai movimenti linguali, permettono la corretta funzionalità dei condotti dell’orecchio (tube di Eustachio) che fungono da regolatori di pressione e da veri e propri canali di depurazione;
  • alterazioni del linguaggio
    – La lingua si posiziona tra i dentini durante la produzione di suoni come T, D, S, Z, producendo quella che comunemente viene chiamata “zeppola”;
    – Il bambino, anche se grande, può non riuscire a pronunciare alcuni suoni che necessitano di movimenti affinati della lingua, come R e GLI;
    – Semplificazioni immature di molte parole dove più consonanti si trovano vicine (es: atto per alto, batta o bassa per basta);

Perché diventa un’abitudine viziata

Se il succhiotto viene utilizzato con criterio e non in modo intensivo, il distacco da parte del bambino avviene in maniera naturale e serena.

I problemi maggiori si pongono nel momento in cui il bambino associa all’uso del ciuccio l’unica fonte di consolazione in grado di rilassarlo.

Se è vero che nei primi mesi di vita la suzione aiuta il bambino a rilassarsi e ritrovare una condizione di benessere, ciò non significa che rimanga nel tempo IL modo più sano.

Man mano che il bambino cresce può essere consolato in altri modi più maturi

poiché si sviluppano sempre di più le abilità socio-relazionali e comunicative: un bacio, una coccola, parole dolci, una ninnananna, distrarlo con giochi ed altre attività che gradisce,… tutto questo permette al bambino di acquisire anche un maggiore controllo sulle proprie emozioni.

  • Ricorrere al ciuccio come unica arma per non far piangere i bambini (a casa, al ristorante, al supermercato..)
  • Utilizzarlo come baby-sitter per intrattenerli quando sono intolleranti all’attesa
  • Ficcarglielo in bocca in ogni occasione in cui si lamentano o esprimono un disagio

rappresentano utilizzi disfunzionali che portano il bambino a diventare ciuccio-dipendente e stabilizzano un’abitudine viziata che diventa poi difficile da togliere.

Prenditi il tempo per comprendere il bisogno reale che il tuo piccolo sta esprimendo

Sperimenta modi alternativi per consolarlo e rassicurarlo

Limita l’utilizzo del ciuccio alle situazioni davvero necessarie

Come togliere il ciuccio

Decidere di togliere il ciuccio ad un bambino che lo ha ormai stabilizzato come abitudine viziata, richiede pazienza ed autodisciplina soprattutto agli adulti.

E’ preferibile farlo in un periodo di tranquillità, quindi magari non parallelamente all’ingresso a scuola o mentre magari stiamo stabilizzando una nuova abitudine (come il dormire da soli).

E’ importante far capire al bambino che ci rendiamo conto che lasciare il ciuccio è difficile, ma ora che sta diventando grande ci sono tanti altri modi per calmarsi e consolarsi.

Quando i bambini mostrano un grande attaccamento al ciuccio, questo non deve essere una cosa che sparisce di punto in bianco, che “quando sono andato a letto c’era e dalla mattina dopo di colpo non c’è più e vattelapesca che fine ha fatto”.

Il bambino deve partecipare alla decisione di abbandonare il ciuccio

dandolo al suo bambolotto del cuore, scegliendo di chiuderlo, come una specie di rituale, nella scatola delle cose “di quando eri piccolo”, regalandolo ad un fratellino o un cuginetto più piccolo,…

E’ importante che viva questo momento con la consapevolezza che il passaggio all’età dei grandi sia stato, in fondo, una scelta anche sua!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here